
Biblioteca Copioni
San LoRenzo
Spettacolo comico-musicale i quattro sketch in italiano
(titolo adattabile a secondo del Patrono di ciascun paese)
In una cittadina gli abitanti del luogo sono alle prese con le normali attività: c’è chi è in ambulatorio per farsi prescrivere delle cure e chi in posta sta sbrigando i soliti e noiosi pagamenti. Quello che non sanno è che tra loro è sceso dal cielo l’Arcangelo Gabriele per controllare come procede la vita della razza umana. Preoccupato da come le persone vivono le varie situazioni decide di chiamare San Pietro e lo convince a fare una “pre-convocazione” degli stessi al fine di “raddrizzare” alcuni comportamenti. Quale occasione migliore se non il viaggio organizzato dal parroco a Roma per visitare la Basilica di San Lorenzo a cui loro sono devoti?
AMBIENTAZIONE: SK1: ambulatorio. SK2: interno delle poste. SK3: pullman. SK4: interno Basilica di San Lorenzo.
Pastor per doi
Mario fa il pastore e da anni lavora per Carlo, proprietario di mandria, pascoli e malga. Sposato con Franca e padre della giovane Adelina, Mario non è un cattivo uomo ma tende a passare troppo tempo al bar e lavora solo d’estate, nonostante l’insistenza della moglie perché trovi un lavoro anche d’inverno per rimpinguare il bilancio familiare, tanto più ora che Adelina vuole fare l’università. Lui invece continua a coltivare il sogno di restaurare Malga Sgrebena, rudere ereditato dal nonno che, a detta di Franca, non ha alcuna possibilità di diventare fonte di reddito. Una questione che mette a rischio la tenuta del loro matrimonio. A complicare le cose, a pochi giorni dalla partenza per l’alpeggio, Mario viene licenziato: Carlo ha infatti deciso di far lavorare, come pastore, il suo inconcludente figlio. Mario è disperato ma non ne parla con la moglie; racconta invece tutto a Fabio, giovane gestore del bar, appassionato di psicologia e innamorato di Adelina, anche se i due tengono nascosto il loro rapporto. Inaspettatamente si apre uno spiraglio quando Gino, proprietario di mandria e pascoli che confinano con quelli di Carlo – i due malgari sono rivali e nemici – chiede a Mario di lavorare per lui, anche se a metà tempo. Meglio di niente e Mario accetta la proposta. Ma torna in scena Carlo che gli chiede di tornare a lavorare per lui. Mario si inventa una spericolata soluzione: lavorerà per entrambi, differenziando gli orari e badando bene che i due malgari non lo scoprano. Mario non ha mai lavorato tanto in vita sua ma è soddisfatto: finalmente avrà i soldi per pagare l’università a sua figlia e forse le tensioni con Franca verranno attenuate. Ma proprio quando la stagione dell’alpeggio sta per chiudersi, Carlo e Gino scoprono tutto: arrabbiatissimi per quello che considerano un “tradimento”, cacciano Mario che non pagheranno per il lavoro fatto. Mario è distrutto, si sente una nullità, ha fallito con sua moglie e con Adelina. In realtà Franca, che aveva già scoperto tutto, incoraggiata da don Giacomo, decide di cercare il dialogo con suo marito: affronteranno la situazione insieme, faranno qualche sacrificio in più… e Mario, oramai rassegnato, farà la stagione invernale sugli impianti. Una svolta positiva ma non è tutto qui. Carlo e Gino, colpiti dallo sforzo di Mario di provvedere alle necessità della famiglia, trovano un accordo e smetteranno di farsi la guerra, mettendo insieme le loro malghe, recuperando anche Malga Sgrebena, la cui vendita a Carlo fornirà il denaro per pagare gli studi ad Adelina. Alla fine, sarà Mario a gestire le mandrie dei due ex nemici: sarà dunque ufficialmente “Pastor per doi”.
La presa della pastiglia
La popolazione continua ad invecchiare e nascono pochi bambini: lo Stato, il cui bilancio è in condizioni disastrose, deve far fronte al pagamento delle pensioni di anzianità, un costo che aumenta sempre di più. Per cercare di riequilibrare il bilancio, il governo vara un decreto secondo il quale alle persone che raggiungano il 76° anno di età viene fornito il kit D.S.D. (Dipartita Senza Dolore): in sostanza, il bravo cittadino si toglierà eroicamente la vita per garantire un futuro alle nuove generazioni. Questo deve avvenire prima che il bravo cittadino compia il 77° anno di età: in quel caso il decreto non potrà essere applicato. Angelo, che tra pochi giorni compirà 77 anni riceve il temuto kit. La moglie Caterina e i figli Marcella e Massimo escogitano un piano per salvargli la vita. All’arrivo del Supervisore (che deve presiedere e verbalizzare la corretta somministrazione della pastiglia letale) inscenano una farsa: Angelo si fingerà più malconcio di quanto non sia; Caterina farà la sorda; Marcella cercherà di far passare il tempo ricorrendo anche al tentativo di seduzione del supervisore. In casa succede di tutto, tra equivoci, botte, presunte demenze… fino alla sparizione della pastiglia. In assenza di pastiglia e nell’imminenza del 77° anno di età, Angelo viene “graziato”. Però pare che un cadavere ci sia: è il gatto Minù, avvelenato da una misteriosa pastiglia… Questo sostiene un sedicente ispettore di polizia che, nella realtà, è Massimo. Minù invece sta benone e il governo annuncia l’immediata revoca del decreto per una non meglio precisata difficoltà di applicazione…
I strapazzi de l’ispetor Vettorazzi
All’albergo Nazionale di Borgo de Val, delle sorelle Nora e Sara, c’è fermento per il pranzo speciale in onore del nuovo comandante dei carabinieri Alcide Vettorazzi, accompagnato dal sindaco Refatti. Ennio, capocuoco, è bravo, simpatico, creativo, amato dalle donne. Il suo aiutante, Serafino, subisce la sua personalità, apparentemente senza troppa fatica. Dello staff fa parte anche Mariòta, cameriera romantica alle prese con le eccessive attenzioni dei clienti dell’albergo. Uno di questi è Arturo Ceccotti, cittadino di Trento che, all’insaputa di tutti, soggiorna al Nazionale con una “missione speciale”. Per il pranzo di benvenuto Ennio ha studiato un menu speciale con i prodotti della zona, secondo la filosofia dello slow food, cui punta Nora, alle prese con problemi finanziari dell’albergo. Sperando di rilanciarlo, chiede a Ennio di studiare un piatto speciale che si imponga sul mercato come un’esclusiva del ristorante. Ennio decide di puntare sullo strudel, con inconsueti ingredienti. Manca poco all’arrivo degli illustri ospiti quando Nora annuncia che il suo prezioso collier, esibito nelle occasioni speciali, è sparito. Panico generale, anche perché si pensa ad un furto… ma il o la colpevole chi è? Se lo chiede anche Vettorazzi che, nei panni dell’investigatore inflessibile, avvia sollecite e rigorose indagini. Tutti sono sospettati. Nella confusione rispunta il collier e finisce nelle mani dell’incolpevole Ennio che, nella concitazione, lo infila in uno dei due strudel. Il pranzo e lo strudel serviti agli ospiti ha grande successo e così è garantito il futuro della nuova ricetta del dolce tipico trentino e dell’albergo. Ma il secondo strudel, quello del collier? Finisce a casa di don Attilio, assente giustificato… che però alla fine del pranzo arriva al Nazionale, felice per il dolce ricevuto e per il regalo che gli permetterà di riparare la chiesa. Quale regalo? Nessuno se ne preoccupa più. A Nora (la vera colpevole) basta sapere che l’albergo non fallirà. E gli altri? Sono indaffarati in faccende di cuore… sbocciano gli amori, si formano inattese coppie: Ennio con Sara, Ceccotti con Mariòta, Vettorazzi con Nora.
Dannatamente impreparati
Due coppie, una suocera, due malfattori, un attore: sono i personaggi della commedia che mette in scena umane fragilità, stentate furbizie, scorciatoie improbabili… Silvio, visionario squattrinato, non cerca lavoro perché ce l’ha con il “sistema”. Vive con la moglie Lice nella casa di Maria, mamma di lei e suocera implacabile con l’ossessione del risparmio, in particolare sui costi per il riscaldamento. È Lice, ricorrendo a pazienza e buon senso, a fare da cuscinetto tra il marito inconcludente e la madre, spigolosa e intransigente. Gianni è amico di Silvio: più concreto di lui, lo invita a trovarsi un lavoro, offrendosi di ricorrere a qualche appoggio di cui gode nel Partito. Barbara è la moglie sospettosa di Gianni che, disperata, è convinta di essere tradita dal marito. Lia Rosa, procace e ardita avvocata, e l’Ispettore dell’Inps (talmente anonimo da non meritare un nome), reggono il gioco di Silvio che, trascinando nell’avventura tutti gli altri, trama una truffa ai danni dello Stato, per ottenere la pensione di invalidità. Rocco è l’attore che conosce Silvio e tutti gli altri e accetta di organizzare la recita ai danni dell’Ispettore, con la complicità di Rosa Lia, il cui compito è trovare le sponde giuste attingendo, con sfrontata disinvoltura, anche alla propria avvenenza. La truffa fallisce perché Ispettore e avvocata sono in realtà dei truffatori che scappano con i risparmi di Silvio, affidati a Rosa Lia per corrompere funzionari vari. Praticamente un disastro, finché Silvio si decide ad accettare l’aiuto di Gianni per trovare una sistemazione. Ricorrerà al Partito. Ma i colpi di scena non sono ancora finiti perché spunta l’idea, così stravagante che tutti se ne invaghiscono, di fondare un Partito: si chiamerà P.D.I. e cioè Partito dei Dannatamente Impreparati. La chiusa spetta a Rocco, voce narrante anche del prologo: l’attore-regista, spiega infatti che nei confronti della vita “siamo tutti dannatamente impreparati”.
Come narala a finir?
A seguito di una verifica tavolare e catastale, si riscontra che la casa dove vivono Gino, la moglie Palma e la figlia Dora, e prima di loro nonni e bisnonni, non è di loro proprietà come ritenevano. La casa, infatti, risulta essere del Marchese del Passero, morto da anni, di cui i nonni di Gino erano mezzadri. La proprietà andrà quindi ai parenti più prossimi del marchese che vengono cercati con un avviso su internet. Si fanno vivi diversi candidati ma alla fine la rosa dei possibili eredi si riduce a Gino, Dolores ed Eva. La certezza viene affidata all’esame del DNA. Vicino alla casa c’è una cappella dove riposano i resti del Marchese e dei suoi congiunti. Ma Gino sa che durante la prima guerra mondiale suo bisnonno, ammalato di spagnola, era stato sepolto nello stesso sarcofago del Marchese. A quel punto l’esame del DNA viene praticato sui resti del bisnonno e quindi Gino risulta un discendente. La proprietà è salva. Intorno alla vicenda della casa si intrecciano le storie degli altri protagonisti, fra delusioni d’amore, speranze, trepidazioni e inattesi sviluppi. Lieto fine garantito.
Prova d’amor
Mettere alla prova l’amore del proprio marito affidandosi ad un test letto su una rivista di gossip può giocare brutti scherzi. Tutto accade nel condominio dove vive la giovane coppia formata da Giorgia e Luca, sotto l’occhio vigile della Signora Dorina, portinaia impicciona sempre accompagnata dal paziente marito Ermete; a condire il tutto si aggiungono i problemi e le preoccupazioni delle consuocere per la presunta crisi matrimoniale dei propri figli. A creare scompiglio sarà anche la presenza in casa dell’ avvenente amica della sposa. Si susseguono poi continue bugie ed equivoci che rischiano di far scoppiare del tutto la coppia; solo al termine delle indagini una giovanissima ma scaltra investigatrice risolverà l’intera e garbugliata matassa.
Tut colpa del ors!
Il tema è attuale e molto discusso. Personaggi dai toni familiari ci faranno sorridere per la loro somiglianza ai veri protagonisti delle vicende delle nostre valli, spesso al centro di TV, giornali e social quando si parla di “plantigradi”. Una commedia pittoresca che unisce con simpatia stereotipi e pregiudizi: valligiani e cittadini, animalisti e cacciatori, carnivori ed erbivori, un po’ di politica e molto altro. Il tutto condito da risate e sana leggerezza, sempre ottima medicina contro i mali quotidiani.
Varda … no comment
Tutta la vicenda si svolge in comune, che per via di una ristrutturazione, ha gli uffici
dell’anagrafe, segreteria, ufficio tecnico e del segretario in un unico locale. Sullo
sfondo la porta d’ingresso. A sinistra la porta dell’ufficio del Sindaco. Su un mobile o
mensola vi è una scritta a singole lettere “DREAM”, un pandoro e un orologio da
parete. In scena anche tre quattro piante di fiori. Il secondo atto, tramite uno sfondo
mobile, verrà ambientato in strada in un cantiere.
L’era meio nar a Rimini
Matilde e Lisetta, due anziane sorelle nubili, decidono di passare le vacanze estive nella baita di montagna che non frequentavano da anni. Caratterialmente sono diverse e quindi la giornata, come tutta la loro vita, passa tra battibecchi, ripicche, dispettucci e recriminazioni. Pur con una certa riluttanza danno ospitalità ad un bell’uomo di passaggio, dai modi accattivanti e dall’atteggiamento misterioso. Le due donne, imbarazzate e a disagio per la presenza di un uomo, ma lusingate per i complimenti che ricevono, vivono momenti di terrore quando alla radio sentono la notizia della fuga di due pericolosi detenuti dalle carceri di Trento. Si rendono conto con orrore che l’uomo che hanno davanti corrisponde esattamente alla descrizione fatta dal cronista. L’uomo è in realtà un attore in cerca di relax, bisognoso di allontanarsi da tutto e da tutti per ritemprarsi in attesa di girare un film importante, ma questo le due poverette non lo sanno. In maniera rocambolesca riusciranno nella notte a immobilizzarlo e ad avvertire la polizia che “l’evaso è nelle loro mani”. Il finale è a sorpresa.
Per fortuna che c’è Tilly
Zo le man dal Toni
Un regista legge delle commedie per sceglierne una da mettere in scena. Scompone i fascicoli, i fogli delle varie commedie cadono per terra e si mescolano. I personaggi di commedie diverse vengono così a trovarsi sul palcoscenico e cercano la loro identità. Per ritrovarla provano a mettere in scena una commedia di Eduardo, ma alla fine si accorgono di non esserne all’altezza.
Zismi de gioventù
Lina, con l’aiuto dell’amica Cristina, trova lavoro a Trento. Qui conosce un ragazzo e comincia a frequentarlo. Ben presto scopre però che è sposato. Decide quindi di tornare al paese.
Zentodese con lode
Volevo far la balerina
La vicenda inizia nel 1931 quando Giulia ha 7 anni: è in cortile e quando sente la musica si mette a ballare, ridendo felice. Giulia ha la mamma, il papà e un fratello, Vittorio. Il testo è una sorta di diario di vita, scandito su 7 quadri, che racconta la vita di Giulia e gli intrecci con le vite degli altri protagonisti. È il 1942: Giulia ha 18 anni quando sua madre muore dando alla luce il figlio Antonio. La vita della giovane cambia bruscamente: lascia il fidanzato Rodolfo e decide di dedicarsi interamente al padre ma soprattutto ai due fratelli, ai quali di fatto farà da madre. Giulia invecchia: nel 2009 (all’inizio del secondo atto) la troviamo in casa di riposo, ancora vivace a dispetto dei suoi 85 anni. Il giornale, che legge ogni giorno, le riporta il ricordo di Rodolfo, l’amore al quale aveva rinunciato. Alessandro, operatore della casa di riposo, incoraggia Giulia a incontrare Rodolfo. Giulia ritrova così la dolcezza e la tenerezza: lui la va a trovare ogni giorno, chiacchierano, passeggiano nel giardino, riescono persino a muovere qualche passo di ballo. Ma nel 2010 Rodolfo muore. Arriviamo al 2016: Giulia è a letto, assopita. Ogni tanto si sveglia ma è confusa e debole; non riconosce la nipote Caterina che le sta accanto. Giulia sta per concludere la sua intensa vita ma prima riesce a raccontare che, da piccola, voleva fare la ballerina e, ballando, rideva felice. Se ne va, sorridendo.
