Gelsomina, donna energica, concreta, talvolta brusca, rimane improvvisamente vedova. Senza alcun preavviso, Virgili, il marito forse più sopportato che amato, è morto in casa. Accanto alla neo vedova, piangendo più o meno convintamente il defunto, ci sono la figlia Mirelda e l’amica Dorina con il marito Porfidio. Successivamente arriveranno anche la cameriera Dosolina, Lodovico (fidanzato di Mirelda) e Marisa, consuocera di Gelsomina e nonna di Lisa. In realtà è proprio la bambina ad essere sinceramente dispiaciuta per la morte del nonno, con il quale aveva un buon rapporto. La voce della dipartita di Virgili si sparge rapidamente nel piccolo paese e, per curiosità forse più che per solidarietà, in molti si chiedono che ne sarà ora di Gelsomina. Se lo chiede anche lei ma, si direbbe, senza particolari rimpianti. Però non c’è tempo per gli interrogativi, perché alle condoglianze, alla scontata ritualità di queste circostanze, si intrecciano fatti di vita quotidiana, tra sotterfugi, qualche bugia e ambiguità.
A scombinare le carte e a diffondere il panico (l’unica esente è Gelsomina) è Virgili: il suo corpo senza vita è lì in casa ma lui non sembra ancora pronto per
“andare” e così il suo fantasma vuole a tutti i costi partecipare alla vita della famiglia (scoprendo anche qualche scomoda verità). Ovviamente nessuno lo vede, tranne – e non è un caso – la nipotina Lisa. Il fantasma si muove in casa, sposta sedie, fa volare piatti… la paura prende tutti, a partire dall’energica Dosolina… Nemmeno il funerale mette la parola fine a questo incubo e sarà Lisa che dirà chiaramente di vedere il nonno e di parlare con lui.
Ma perché Virgili non se ne vuole andare? Perché è preoccupato per la figlia Mirelda che non vede ancora sistemata, anche a causa dei pasticci che sembra combinare con Lodovico. Solo quando i due giovani annunciano di volersi sposare, Virgili decide che è ora di incamminarsi: sorride, anche perché nel primo tratto di strada, ad accompagnarlo è la piccola Lisa.
