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La vicenda, collocata ai nostri giorni, è ambientata in un giardino pubblico di una grande città. Su una panchina, casualmente, tre anziani, Libero, Luigi e Ambra, si conoscono. Sono tre personalità differenti. Irruento e bisbetico, il primo; docile e remissivo, il secondo; serafica e trasognata l’indole di Ambra. Con questi tre personaggi viene tratteggiato un quadro del mondo degli anziani, un mondo apparentemente
semplice e spensierato, ma che al suo interno cela malinconia, passioni violente, timori e insicurezze. Tra battute e simpatici motti di spirito viene disegnata la solitudine di queste tre figure, che vivono intrappolate nel ricordo nostalgico dei tempi andati. Su quella panchina del parco si ritrovano così a farsi forza l’un l’altro. Il loro quotidiano incontro diventa un reciproco appoggio, un sostegno, fino a riscoprire la voglia di sognare ancora, di essere ancora giovani. E tra ruvide manifestazioni di affetto e misogine complicità, Libero e Luigi meditano la fuga in un paesino di provincia, sorta di improbabile terra promessa
dove ritrovare dignità e gioia di vivere. Insomma una splendida parabola sul mondo dell’anziano, una commedia che, attraverso i quattro quadri che ne scandiscono i ritmi, riesce efficacemente a portare alla luce tutta una serie di riflessioni sul destino spesso crudele dell’anziano nella nostra società. Tanto grottesca da far sorridere, tanto crudele da far piangere.