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Due coppie, una suocera, due malfattori, un attore: sono i personaggi della commedia che mette in scena umane fragilità, stentate furbizie, scorciatoie improbabili… Silvio, visionario squattrinato, non cerca lavoro perché ce l’ha con il “sistema”. Vive con la moglie Lice nella casa di Maria, mamma di lei e suocera implacabile con l’ossessione del risparmio, in particolare sui costi per il riscaldamento. È Lice, ricorrendo a pazienza e buon senso, a fare da cuscinetto tra il marito inconcludente e la madre, spigolosa e intransigente. Gianni è amico di Silvio: più concreto di lui, lo invita a trovarsi un lavoro, offrendosi di ricorrere a qualche appoggio di cui gode nel Partito. Barbara è la moglie sospettosa di Gianni che, disperata, è convinta di essere tradita dal marito. Lia Rosa, procace e ardita avvocata, e l’Ispettore dell’Inps (talmente anonimo da non meritare un nome), reggono il gioco di Silvio che, trascinando nell’avventura tutti gli altri, trama una truffa ai danni dello Stato, per ottenere la pensione di invalidità. Rocco è l’attore che conosce Silvio e tutti gli altri e accetta di organizzare la recita ai danni dell’Ispettore, con la complicità di Rosa Lia, il cui compito è trovare le sponde giuste attingendo, con sfrontata disinvoltura, anche alla propria avvenenza. La truffa fallisce perché Ispettore e avvocata sono in realtà dei truffatori che scappano con i risparmi di Silvio, affidati a Rosa Lia per corrompere funzionari vari. Praticamente un disastro, finché Silvio si decide ad accettare l’aiuto di Gianni per trovare una sistemazione. Ricorrerà al Partito. Ma i colpi di scena non sono ancora finiti perché spunta l’idea, così stravagante che tutti se ne invaghiscono, di fondare un Partito: si chiamerà P.D.I. e cioè Partito dei Dannatamente Impreparati. La chiusa spetta a Rocco, voce narrante anche del prologo: l’attore-regista, spiega infatti che nei confronti della vita “siamo tutti dannatamente impreparati”.