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Siamo nella primavera del 2011, nel mezzo dell’era tecnologica avanzata e dello spiccato materialismo, sul dosso del paese di Vigo dell’Altopiano di Pinè. Un luogo tranquillo, ben soleggiato, dominato da un paesaggio montano a 360°. Questa è la storia di una madre di nome Irma e del figlio Mario legati da un rapporto fortemente morboso fin dalla nascita, paradossalmente ironico. Irma, una donna autoritaria, speranzosa e istintiva. La sua vita interiore, frastagliata, è stata risanata dalla nascita del quarto figlio Mario, in quanto, accecata dalla gioia e dalla completezza di questa nuova unione di spirito, trasportò in questo rapporto tutta la sua anima. Vivono entrambi sotto lo stesso tetto e Mario, tanto coccolato e accomodato, non si preoccupa pertanto di crearsi una propria autonomia di vita. Tutto è sceneggiato tra le mura casalinghe della loro casa. Nel momento in cui arriva la futura nuora le cose iniziano a ribaltarsi, le acque si agitano scatenando sentimenti di gelosia e panico nell’emotività di Irma. La nuora Gemma si dimostra sempre costantemente premurosa e gioiosa nei confronti di entrambi. È la parte attiva e spigliata della sceneggiata. (La commedia finisce con un rapporto ben consolidato tra la nuora e Irma, mentre il figlio e futuro marito Mario non riesce a mettersi il cuore in pace per ogni azione o atteggiamento della madre)