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“La divisa dei todeschi” percorre la vita di una donna, Norj Tait Gerersdorfer, nata nel 1919, vissuta a Pergine Valsugana fino al 1946, trasferitasi poi in Austria, ad Amstetten, dove è rimasta fino alla sua morte, avvenuta nel 2004. Il testo alterna scene del periodo che va dalla fine degli anni ’30 alla fine degli anni ’40 del Novecento a momenti di narrazione di tre persone che, adesso, ricordano episodi del passato. In queste parti gli attori si rivolgeranno direttamente al pubblico, come se questo fosse una singola persona alla quale raccontano o, meglio, confidano dei ricordi. La loro recitazione deve risultare “sporca”, come se stessero cercando le parole e ripescando i fatti nella loro memoria. Probabilmente è opportuno che su di loro ci sia una luce molto stretta, circoscritta, anche per differenziare lo stile narrativo dalle altre scene, che sono aperte, a tutto palco. Sia le scene di rievocazione storica che quelle narrate sono come pezzi di un puzzle che, poco alla volta, vanno a comporre un’immagine unica. Tale immagine non è però completa, poiché mancano alcuni tasselli, alcuni punti rimangono in ombra. Non è possibile, e non è nemmeno giusto e necessario, conoscere tutto di una persona per poterla apprezzare e riconoscerne il valore.