L’azione si svolge nel periodo storico della terza guerra d’indipendenza, pochi giorni dopo la battaglia di Bezzecca del 21 luglio 1866, durante la tregua tra l’esercito austriaco e le camice rosse, che precede di poco, il famoso “Obbedisco” di Garibaldi.
Atto Primo: In una casetta di montagna che dista circa mezz’ora di cammino da un non specificato paese della val di Ledro, vive la famiglia di Cesira, madre vedova con due figlie. Maria la maggiore accompagnata da Quinto, amico di famiglia, saputo della tregua, parte per Riva in cerca di notizie del marito e del figlio ambedue reclutati con compiti diversi dall’esercito austriaco. Anja moglie di Quinto sale dal paese per fare compagnia a Cesira e a Rosa, l’altra figlia di Cesira, più giovane della sorella di circa vent’anni. Rosa è una brava ragazza di carattere allegro e indipendente, che cruccia la madre, perché la vorrebbe accasata come la sorella. Causa la guerra i tempi sono grami: case bombardate e bestiame egualmente requisito da ambedue gli eserciti. Mentre Cesira e Anja parlano di questi disagi, sono raggiunte da Narciso un cacciatore vedovo pure lui, da sempre timidamente innamorato di Cesira. Si ode uno sparo mentre Rosa è alla sorgente nel bosco. Narciso convince le due amiche a scendere immediatamente in paese mentre lui si occuperà di cercare la ragazza. Rosa arriva trafelata e chiede a Narciso di aiutarla a soccorrere due garibaldini incontrati nel bosco, stanchi ed affamati, di cui uno è ferito e bisognoso di essere trasportato a casa per essere medicato. Narciso cerca inutilmente di persuadere Rosa a scendere in paese, esortandola a non fidarsi dei due nemici, ma la ragazza non ha cuore di abbandonare due soldati che seppur nemici necessitano di aiuto e con un ruffianesco ricatto riesce ad ottenere l’aiuto dell’amico cacciatore.
Atto Secondo: Narciso è già sceso in paese per rassicurare Cesira. Rosa si accinge a medicare Adone, il ferito, un veterano garibaldino che infervorato vanta l’operato del suo esercito, venuto a liberare il Trentino dal giogo straniero. La ragazza ribatte che loro non avevano necessità di essere liberati, e che stavano bene prima che Garibaldi e i suoi, portassero scompiglio nelle loro valli. I battibecchi continuano e Adone rimane impressionato dalla spigliatezza e specialmente dall’istruzione della ragazza (a quei tempi non comune nel resto dell’Italia). Doro l’altro garibaldino, è un ragazzo arruolatosi per necessità, spinto dal fervore del suo datore di lavoro, simpatizzante garibaldino, che altrimenti lo avrebbe lasciato senza lavoro. Durante la battaglia di Bezzecca ha fatto il barelliere, e gli orrori della guerra lo hanno profondamente colpito e afflitto. Aiuta Rosa a medicare il ferito, ed ad accudire al bestiame e così tra i due nasce una velata simpatia. Il mattino seguente Adone parzialmente rimessosi, ringrazia Rosa e parte ansioso di raggiungere i suoi commilitoni (senza svegliare Doro) perché ha capito che questi non è fatto per la guerra. Doro e Rosa approfondiscono la loro conoscenza e la ragazza inizia un simpatico e sfacciato corteggiamento che viene interrotto dall’arrivo di Cesira, Maria, e tutti gli amici di famiglia. Con loro c’è pure Adone incontrato sul sentiero e costretto da tutti a risalire. Cesira rassicurata dall’incolumità di Rosa, in malo modo invita i due garibaldini ad andarsene. Adone saluta e parte, ma Rosa si oppone alla partenza di Doro che con la sua gentilezza e il suo ingenuo garbo ha ormai fatto breccia nel suo cuore. Cesira prima restia, ma poi convinta da Anja, che crede nel buon senso della ragazza, cede alfine all’insistenza di Rosa. Doro resterà e aiuterà nel lavoro dei campi, mentre Cesira apre la porta alle speranze del sempre innamorato Narciso.
