La macchina di don Alfonso è rotta e lui deve rimanere in canonica. Arriva la perpetua
Agnese e poco dopo entra anche un’amica di lei, Maria. Le due cominciano a sparlare
degli affari del comune e di qualche pettegolezzo di paese. Quando Maria se ne va, si
sente un tonfo sonoro: è caduta la campana grande. Il sacrestano va a chiamare il
sindaco, che poco dopo arriva dicendo di non poter fare nulla senza consultarsi con gli
altri del comune. Fissano un appuntamento per la sera del giorno seguente, in
canonica, con i rappresentanti comunali e parrocchiali. La scena si sposta in comune: il
sindaco informa i suoi dell’accaduto. Si scopre che i soldi per lavorare al campanile ci
sono da ben tre anni, ma sono stati usati altrove, e che la Provincia ha da tempo
imposto al comune il restauro. All’appuntamento del giorno dopo il clima è subito
molto teso: Agnese, Francesco e Maria attaccano il sindaco ed i suoi. Don Alfonso
prova a conciliare, finchè Agnese rivela di sapere della storia dei soldi mai utilizzati
per il campanile. La discussione si accende, il parroco si arrabbia, il sindaco va via. La
mattina dopo il sindaco torna per accordarsi col parroco, senza altre persone. La
parrocchia dimentica il fatto dei soldi dirottati, ed il comune lavora gratuitamente alla
sistemazione del campanile. Trovato l’accordo, la faccenda è risolta. Si può brindare.
