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Più che una storia è la fotografia di una famiglia dei nostri giorni (primi anni 2000), in un’epoca dove culture popolari, e modi di vivere di un tempo devono fare i conti con la modernità dei linguaggi e degli stili di vita. E’ evidente il confronto generazionale, e le difficoltà della convivenza fra nonni, genitori, figli, nipoti: non è facile per i genitori capire i figli quando anche loro stessi hanno la sensazione di non essere ancora capiti dai genitori. Se poi mettiamo un matrimonio che si sta sfasciando, figli ventenni che pretendono le loro libertà, la vita diventa proprio dura.  E che dire di Armando, solido contadino di ultrasessantenne, da sempre coltivatore della sua terra, che a seguito delle recenti trasformazioni urbanistiche e edilizie si vede costretto a sottostare a nuove regole che gli impediscono di continuare la sua attività di contadino? Facile lamentarsi, ma come dice lo stesso Amando riferendosi a tutti quelli che scelgono di trasferirsi dalla città in collina “se te ghe dai na borsa de patate, en pè de salata, na verza, no i se gira miga da l’altra! Zitadini dela malora! Ma no podo dar fora el verderam prima dele sète perché i gà da dormir!”