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Nel rione è stato ristrutturato il teatro parrocchiale ed è così bello che sembra non manchi niente: poltrone, fari, impianto audio, camerini. Ma la filodrammatica? Non c’è, e così alcuni pensionati cercano di costituire un gruppo che “rinnovi i fasti e i trionfi del passato in un perpetuo perpetuarsi di scroscianti e vigorosi applausi!” A fatica riescono a “reclutare” un numero sufficiente di volonterosi, riescono a coinvolgere una nota scrittrice di testi teatrali comici, riescono a coinvolgere anche don Luigi quale presidente della neo filodrammatica. Ma il giorno del debutto è caratterizzato dai più neri imprevisti e così sul palco, dovranno improvvisarsi attori sia il parroco che il Beppino, tenero personaggio che aveva accettato di fare il suggeritore nascosto dietro le quinte, perché non si sentiva pronto al palcoscenico pensando di mancare di rispetto alla memoria della moglie. Per questo gruppo di anziani, trovarsi a “fare teatro” è l’occasione in cui tutti capiranno che lo stare assieme, fare qualcosa sia per la comunità che per se stessi, è il modo migliore per sentirsi attivi e utili nonostante l’età, ed è il modo migliore per allontanare la solitudine e la malinconia.