Aglio, cipolle, rape ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa! Suor Veneranda ne è convinta: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti della Casa di Riposo l’aglio non l’ha fatto mettere di sicuro. Allora come mai Paride Borselli, entrando nella stanza della zia Ofelia, ha sentito quell’odore pungente? E come mai la sua anziana parente tutto di colpo si rifiuta di mangiare e di interagire con mondo esterno? Cosa le sarà mai capitato? Paride conosce bene la zia, non ha mai fatto così. La conosce di certo meglio di suo fratello Ofelio Borselli, che della zia non ha mai voluto saperne, concentrando piuttosto le attenzioni su sua moglie Lina, trentacinquenne, ossigenata e vogliosa. Paride invece aveva accolto zia Ofelia in casa sua e l’aveva accudita per anni, finché lei, un po’ per non gravare troppo sul nipote, un po’ per non gravare troppo sul nipote, un po’ per pudore, aveva deciso di trasferirsi all’ospizio. Quel sorprendente odore di agio si tramuterà in un piccolo enigma. Forse è l’indizio di qualcosa di più grave. Qualcosa che ha a che fare con tre banalissimi zeri dall’indole errante. A indagare, oltre a Paride e all’energica suor Veneranda, si ritrova anche il dottor Depetris, medico dal carattere gioviale ma di grande sensibilità. Intorno a questo intrigato mistero, si dipana una storia umana carica di tenerezza, ma anche capace di regalare, alla fine, un clamoroso colpo di scena.
